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Cosa unisce il petrolio del Venezuela ai microchip di Taiwan? 🛢️↔️💻
A prima vista, Caracas e Taipei non potrebbero essere più lontane. Eppure, l’operazione statunitense in Venezuela ha scoperchiato un vaso di Pandora che intreccia sicurezza nazionale, crisi climatica e supremazia tecnologica.
Non è solo una questione di regimi politici. È una questione di risorse.
Mentre il mondo insegue una "transizione ecologica" digitale, dimentichiamo spesso il costo fisico dietro i nostri dispositivi: 🔹 Il Venezuela possiede le riserve di petrolio più grandi al mondo. 🔹 Taiwan produce i microchip più avanzati del pianeta. 🔹 La produzione di questi chip richiede una quantità mostruosa di energia e acqua "ultrapura".
Stiamo intensificando l'estrattivismo più selvaggio, alimentando guerre per il greggio e prosciugando riserve idriche in territori già fragili. 🌍🔥

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Come se non bastasse, Trump decide anche di uscire da ben 66 tra organizzazioni e trattati internazionali.

Tra questi ci sono l'UNFCCC, il patto, a cui aderisce quasi tutto il mondo, per contrastare in maniera organica a livello planetario i cambiamenti climatici, e l'IPCC, il gruppo intergovernativo che si occupa anch'esso di questo ambito. L'UNFCCC è alla base dell'Accordo di Parigi del 2015 e delle COP, cioè dello strumento che permette ogni anno ai delegati di ogni Paese di incontrarsi e cercare di attuare politiche comuni per la sfida climatica. Più precisamente, in questo caso, gli USA non daranno più risorse al Segretariato e non parteciperanno attivamente alle Conferenze per il clima.

Questa mossa è drammatica perché esclude un Paese fondamentale, tra i più grandi emettitori del pianeta, dalla lotta alla catastrofe climatica, tutto ciò ai danni della (anche sua) popolazione ed in favore delle grandi multinazionali petrolifere. Ah, e la decisione sull'UNFCCC è stata presa, per ora, senza passare dal Parlamento, obbligatoriamente da consultare in questo caso.

Inoltre, l'uscita riguarda anche patti e tavoli, tra gli altri, per diritti umani, energie rinnovabili e giustizia.

In effetti, un po' ce lo potevamo aspettare dopo gli addii clamorosi dei mesi scorsi gia' dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita'), dall'UNRWA (l'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) e dall'UNESCO, considerati "woke", "in contrasto con gli obiettivi nazionali statunitensi" e, quindi, da non finanziare più.

Le priorità di Trump, lo sappiamo, sono altre.
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Ieri abbiamo simbolicamente svuotato 200 chili di sabbia di fianco al passaggio della torcia olimpica in passaggio a Pavia per sottolineare che questi Giochi Invernali si svolgeranno in montagne distrutte dalla crisi climatica.

Nelle montagne ci sono solo sabbia e sassi, la neve è ormai perduta: in Italia abbiamo un problema di siccità eppure ogni anno vengono utilizzati 100 miliardi di litri di acqua per innevare artificialmente.

📣 Vogliamo difendere gli sport invernali e il diritto di tutt3 a vivere in un mondo con un clima normale: gli investimenti per queste Olimpiadi vanno nella direzione opposta.

Abbiano anche contestato gli sponsor di queste Olimpiadi, specialmente ENI, CocaCola, Intesa Sanpaolo e Leonardo che direttamente distruggono il pianeta per il solo profitto.

SALVIAMO LO SPORT DA CHI VUOLE DISTRUGGERLO!
NON VOGLIAMO SCIARE SULLA SABBIA.

• In collaborazione con Fridays For Future Pavia
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