🚨 Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono la prova che le grandi opere non portano alcun vantaggio: miliardi di euro sprecati per opere destinate a marcire nel giro di pochi anni, centinaia di milioni di litri d'acqua sprecati, devastazione ambientale.
Il tutto per opere che esistono già e che basterebbe ristrutturare e gestire bene. Invece siamo di fronte all'ennesimo spreco che provoca infiltrazioni mafiose.
Di fronte a montagne senza neve e natura devastata, nessuno skipass ci salverà il c*lo!
• In collaborazione con Fridays For Future Pavia
Il tutto per opere che esistono già e che basterebbe ristrutturare e gestire bene. Invece siamo di fronte all'ennesimo spreco che provoca infiltrazioni mafiose.
Di fronte a montagne senza neve e natura devastata, nessuno skipass ci salverà il c*lo!
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Cosa unisce il petrolio del Venezuela ai microchip di Taiwan? 🛢️↔️💻
A prima vista, Caracas e Taipei non potrebbero essere più lontane. Eppure, l’operazione statunitense in Venezuela ha scoperchiato un vaso di Pandora che intreccia sicurezza nazionale, crisi climatica e supremazia tecnologica.
Non è solo una questione di regimi politici. È una questione di risorse.
Mentre il mondo insegue una "transizione ecologica" digitale, dimentichiamo spesso il costo fisico dietro i nostri dispositivi: 🔹 Il Venezuela possiede le riserve di petrolio più grandi al mondo. 🔹 Taiwan produce i microchip più avanzati del pianeta. 🔹 La produzione di questi chip richiede una quantità mostruosa di energia e acqua "ultrapura".
Stiamo intensificando l'estrattivismo più selvaggio, alimentando guerre per il greggio e prosciugando riserve idriche in territori già fragili. 🌍🔥
Post Instagram qui: https://www.instagram.com/p/DTVSD7MgrTh/?img_index=8&igsh=amM1NzVjcGdqbWlk
A prima vista, Caracas e Taipei non potrebbero essere più lontane. Eppure, l’operazione statunitense in Venezuela ha scoperchiato un vaso di Pandora che intreccia sicurezza nazionale, crisi climatica e supremazia tecnologica.
Non è solo una questione di regimi politici. È una questione di risorse.
Mentre il mondo insegue una "transizione ecologica" digitale, dimentichiamo spesso il costo fisico dietro i nostri dispositivi: 🔹 Il Venezuela possiede le riserve di petrolio più grandi al mondo. 🔹 Taiwan produce i microchip più avanzati del pianeta. 🔹 La produzione di questi chip richiede una quantità mostruosa di energia e acqua "ultrapura".
Stiamo intensificando l'estrattivismo più selvaggio, alimentando guerre per il greggio e prosciugando riserve idriche in territori già fragili. 🌍🔥
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Come se non bastasse, Trump decide anche di uscire da ben 66 tra organizzazioni e trattati internazionali.
Tra questi ci sono l'UNFCCC, il patto, a cui aderisce quasi tutto il mondo, per contrastare in maniera organica a livello planetario i cambiamenti climatici, e l'IPCC, il gruppo intergovernativo che si occupa anch'esso di questo ambito. L'UNFCCC è alla base dell'Accordo di Parigi del 2015 e delle COP, cioè dello strumento che permette ogni anno ai delegati di ogni Paese di incontrarsi e cercare di attuare politiche comuni per la sfida climatica. Più precisamente, in questo caso, gli USA non daranno più risorse al Segretariato e non parteciperanno attivamente alle Conferenze per il clima.
Questa mossa è drammatica perché esclude un Paese fondamentale, tra i più grandi emettitori del pianeta, dalla lotta alla catastrofe climatica, tutto ciò ai danni della (anche sua) popolazione ed in favore delle grandi multinazionali petrolifere. Ah, e la decisione sull'UNFCCC è stata presa, per ora, senza passare dal Parlamento, obbligatoriamente da consultare in questo caso.
Inoltre, l'uscita riguarda anche patti e tavoli, tra gli altri, per diritti umani, energie rinnovabili e giustizia.
In effetti, un po' ce lo potevamo aspettare dopo gli addii clamorosi dei mesi scorsi gia' dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita'), dall'UNRWA (l'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) e dall'UNESCO, considerati "woke", "in contrasto con gli obiettivi nazionali statunitensi" e, quindi, da non finanziare più.
Le priorità di Trump, lo sappiamo, sono altre.
Tra questi ci sono l'UNFCCC, il patto, a cui aderisce quasi tutto il mondo, per contrastare in maniera organica a livello planetario i cambiamenti climatici, e l'IPCC, il gruppo intergovernativo che si occupa anch'esso di questo ambito. L'UNFCCC è alla base dell'Accordo di Parigi del 2015 e delle COP, cioè dello strumento che permette ogni anno ai delegati di ogni Paese di incontrarsi e cercare di attuare politiche comuni per la sfida climatica. Più precisamente, in questo caso, gli USA non daranno più risorse al Segretariato e non parteciperanno attivamente alle Conferenze per il clima.
Questa mossa è drammatica perché esclude un Paese fondamentale, tra i più grandi emettitori del pianeta, dalla lotta alla catastrofe climatica, tutto ciò ai danni della (anche sua) popolazione ed in favore delle grandi multinazionali petrolifere. Ah, e la decisione sull'UNFCCC è stata presa, per ora, senza passare dal Parlamento, obbligatoriamente da consultare in questo caso.
Inoltre, l'uscita riguarda anche patti e tavoli, tra gli altri, per diritti umani, energie rinnovabili e giustizia.
In effetti, un po' ce lo potevamo aspettare dopo gli addii clamorosi dei mesi scorsi gia' dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita'), dall'UNRWA (l'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) e dall'UNESCO, considerati "woke", "in contrasto con gli obiettivi nazionali statunitensi" e, quindi, da non finanziare più.
Le priorità di Trump, lo sappiamo, sono altre.